Andrea Scanzi a Televisionando: ‘A Futbol non inviterei mai un politico’ [INTERVISTA]

Andrea Scanzi a Televisionando: ‘A Futbol non inviterei mai un politico’ [INTERVISTA]

Diviso tra teatro e tv, in autunno tornerà con la nuova stagione di Reputescion

    Andrea Scanzi a Televisionando: ‘A Futbol non inviterei mai un politico’ [INTERVISTA]

    Televisionando intervista Andrea Scanzi, conduttore di Futbol, in onda ogni martedì sera alle 23.10 su La7. Giornalista, scrittore, opinionista tv, conosciuto dal pubblico televisivo soprattutto per gli scontri veementi con alcuni esponenti politici, Scanzi è al suo primo programma calcistico in veste di padrone di casa. Lo abbiamo incontrato per fare il punto su questa esperienza, nuova anche per La7, e sulla sua carriera, televisiva e non.

    Futbol è alla sua quarta puntata. Come sta andando?
    Sono molto contento, partivamo da zero. La7 è una rete che non ha mai parlato di calcio, men che meno d’estate, in diretta, in seconda serata, non ha i diritti televisivi. Futbol è un programma che va in onda dopo l’abbuffata degli Europei, quindi è dichiaratamente un esperimento. Nonostante questo, per le prime tre puntate siamo stati sempre sopra il 2%, abbiamo radicalizzato più di 200.000 telespettatori a puntata, che ci seguono fino all’1 di notte, ed è un pubblico che non guarda La7, quindi nuovo per la rete. Tutto questo ci fa molto piacere e ci rende molto felici.

    Un bilancio positivo.
    Non me l’aspettavo: ero un po’ preoccupato, temevo di non raggiungere il 2%. Come in tutte le cose, si deve migliorare, l’obiettivo è salire sempre di più, però credo anche che, rispetto alla prima puntata, il programma sia diventato più fluido, più dinamico; anch’io spero di essere più a mio agio nella conduzione e di migliorare ancora. Per tutti questi motivi sono contento, stanco, ma contento.

    Da ospite a Tiki Taka e Il processo del lunedì a conduttore. Come hai vissuto il cambiamento?
    L’ho vissuto bene. Non posso dire che alla prima puntata fossi terrorizzato perché non lo ero. Lo sarei se mi chiedessero di parlare di finanza o di economia, scapperei perché non saprei cosa dire. Se si tratta di parlare di calcio, e di farlo come se fossimo tra amici, non mi preoccupa. La cosa più facile per me è la diretta, mi diverto come un bambino. Quando si accende la lucina rossa, non ho nessuna forma di imbarazzo. Non voglio dire che sottovalutassi l’impegno: è un percorso, devo imparare, ma non era previsto, è stata un’idea della rete.

    Cosa è cambiato rispetto a prima?
    Se vado a fare l’ospite non ho responsabilità. Qui ho la gestione del gruppo. Per la prima volta non sono il fantasista, per usare una forma calcistica, ma sono quello che deve gestire gli autori, la redazione, i tecnici, e deve fare da raccordo e anche da allenatore. Per carattere sono più portato a fare il numero 10 o il numero 7, con tutti i difetti che hanno; qui devo fare più Sarri che Messi, però di carattere sono più portato a fare Messi, e spero che il gruppo e la rete siano contenti. L’altra cosa che cambia, il vero elemento di tensione, è il mercoledì mattina: speravo di non essere uno dei tanti che fa televisione e ha la fobia degli ascolti, invece ho il terrore di scendere sotto il 2. Stai lì, aspetti le curve, e mi dispiace perché speravo di essere un po’ più adulto. Ognuno ha i suoi punti deboli, io li ho sui numeri, sulla quantità, però per ora incrocio le dita e sta andando bene.

    Com’è nato l’incontro con La7?
    Con la rete c’è un ottimo rapporto: da quattro anni faccio parte della squadra di Otto e mezzo, come ospite; Lilli (Gruber, ndr) mi ha voluto in tempi non sospetti e le devo moltissimo, dal punto di vista televisivo, e continuerò ad andarci da settembre. Tre mesi fa, il direttore di rete Salini mi chiede di fare un esperimento dove si parli di calciomercato, si facciano le interviste in stile Reputescion, ma con ironia, e ci si inserisca il monologo come forma di racconto. Ci ho riflettuto, alla fine ho accettato e a oggi sono contento della scelta.

    Futbol punta sulla parola d’ordine divertimento e, in effetti, il clima è poco istituzionale, sembra quasi di stare la bar, ma, allo stesso tempo, ha il merito di unire alto e basso, con – ad esempio – il racconto dei calciatori attraverso la letteratura e la musica. E’ una nuova chiave di scrittura televisiva, a dimostrazione del fatto che è possibile parlare di calcio utilizzando anche linguaggi innovativi?
    La nostra idea era unire l’alto e il basso. Ci piaceva la dimensione da bar, possibilmente abbastanza educato, dove può scappare la parolaccia, però in cui ci si vuole tutti bene. E’ chiaro che non posso solo parlare di attualità e devo mettere elementi miei, che sono la narrazione, il racconto. Per La7 è un modo di fare informazione e intrattenimento nuovo: è un esperimento azzardato, coraggioso. Futbol è spiazzante, però proprio per quello mi piace farlo. Ci lamentiamo che la tv è sempre la stessa, menomale che c’è una rete che vuole azzardare.

    andrea scanzi primo piano

    Guardando il programma, emerge un Andrea Scanzi eclettico, poliedrico, strutturato.
    E’ un altro dei motivi per cui ho accettato. Rischiavo di essere etichettato come polemista. Volevo che il pubblico capisse che esiste uno Scanzi più ludico e ridanciano e Futbol mi permette di far vedere un altro lato di me.

    I 5 Talking points sono una innovazione e, in un certo senso, ricordano il format di Reputescion. Se dovessimo applicare il reputometro al calcio, quale giocatore otterrebbe 10 e quale 0?
    Secondo me il più alto in Italia oggi è Totti. E’ il classico eroe: va verso i 40 anni, non si arrende al tempo che passa, incarna ancora il talento e la fedeltà. E’ uno dei pochi che rilascia interviste splendide e mi piacerebbe tanto parlarci perché è uno di quelli che ho sottovalutato, cioè a 18 anni mi sembrava il classico pupone un po’ arrogante e, invece, ha molta più struttura di quanto si creda. Lui sicuramente 10. Dopo gli Europei Zaza e Pellè avrebbero preso zero. Chi sta spaccando adesso è Higuaín: è a 4 come reputometro perché il talento è da 10 e anche da 11, però, a parte gli juventini, il resto dei tifosi lo reputa ‘un core ingrato’, come direbbero a Napoli.

    Futbol è un programma sperimentale, ma avete riproposto il binomio presentatore-valletta. Non c’è il rischio di apparire, sotto questo aspetto, un po’ desueti?
    L’idea della rete era di avere un conduttore, un calciomercatista e una figura femminile. Ho dovuto scegliere le altre due e mi sono trovato subito in sintonia con Alessia (Reato, ndr). Non la conoscevo, l’ho vista nel provino e l’ho trovata molto bella, di una bellezza elegante, che è una cosa per me decisiva.

    L’ho trovata soprattutto simpatica, divertente ed è una che non se la tira per niente. Essendo soltanto alla terza puntata, ci sta che io qualche volta l’abbia prevaricata. E’ una critica che mi prendo, me ne assumo la responsabilità perché evidentemente non ho ancora ben chiaro lo svolgimento di alcune dinamiche tra me lei, però sono molto felice di aver scelto Alessia e sono convinto che, di puntata in puntata, miglioreremo entrambi. A me non piacciono i programmi di calcio in cui la figura femminile è ridotta a colei che è bella.

    Qual è l’ospite che vorresti avere?
    Il mio sogno è intervistare Roger Waters perché, da amante dei Pink Floyd, per me ha significato tanto. Amo la musica e mi fa impazzire: gli devo tanta emozione, tante lacrime. Sul calcio mi piacerebbe Roberto Baggio, di cui ho scritto l’autobiografia, ma so che non viene in televisione, quindi è un mio sogno proibito. Mi piacerebbe Van Basten, il calciatore che ho amato di più, e tra i contemporanei Mourinho perché è così antipatico e borioso che mi divertirebbe, è stimolante intervistare uno come lui. Poi mi piacerebbe Ventura perché è l’allenatore della Nazionale e, se decidesse di fare la sua prima intervista vera come allenatore a Futbol, mi farebbe un gran regalo e gliene sarei grato.

    Inviteresti mai un politico?
    Nel calcio no sicuro, ma neanche a Reputescion. Mi vanto di portare nelle mie trasmissioni solo persone che stimo, non necessariamente che condivido. A Reputescion ho avuto ospite, ad esempio, Vittorio Feltri, con cui 90 volte su 100 sono in disaccordo, però è una persona che ascolto. Non potrei invitare la Santanchè, Gasparri, la Picerno, la Lombardi. In questo caso si parla di calcio, quindi a Futbol meno politici vedo, meglio è.

    Il calcio, la musica, la politica: tre aspetti che definiscono una personalità eclettica. Andrea Scanzi, da grande, cosa farà?
    In maniera tronfia direi Andrea Scanzi perché sono orgoglioso della vita che faccio. Continuerò a fare quello che sto facendo, era il sogno che avevo. Sei anni fa mi sono separato. Avevo tutto, ma mi sono reso conto che la mia vita doveva avere una sterzata, quindi ho vissuto cinque anni col pedale sull’acceleratore. Adesso comincio a raccogliere un po’, sono felice e vorrei che la mia vita continuasse così: scrivere per un giornale che mi piace, scrivere romanzi, fare spettacoli teatrali e andare in televisione quando ho delle cose da dire.

    Se dovessi scegliere tra la politica e il calcio?
    Dipende. Come divertimento il calcio tutta la vita perché mi rilassa, mi diverte, non litigo, non mi stanca, non devo studiare leggi orrende. Al tempo stesso, sono consapevole che il 90% del pubblico vuole da me che io racconti la politica perché deluderei quelli che mi seguono. So che la politica ci deve essere e continuerà a esserci, ma il divertimento puro è sicuramente il calcio. Ciò detto, quando vado a Otto e mezzo, sono onorato perché so che è una platea enorme.

    Quindi non condurresti un programma politico?
    No, perché non mi diverte proprio, non ho mai avuto quel sogno. Mi piacerebbe fare una cosa tipo Reputescion a La7, farei una mia versione de Le Invasioni Barbariche. Il talk mi piace, ma non farei In Onda Estate o La Gabbia, c’è gente più brava di me che ne sa e io non ho nessuna voglia.

    Reputescion tornerà?
    Salvo cataclismi, la rete mi ha chiesto di fare almeno un’altra stagione a fine anno e non ho nessun motivo di dire no, quindi credo che tra ottobre e dicembre faremo un’altra stagione, che dovrebbe essere di dodici o quattordici puntate. Tra l’altro, uno degli autori di Futbol è lo stesso, Fabio Migliorati, per cui per me cambierebbe poco.

    Sei spesso in tournée con i tuoi spettacoli. Quali sono i prossimi impegni?
    Riprenderò Gaber se fosse Gaber, rifarò una volta De Andrè, avrò quattro date con Fuochi sulla collina e poi una ventina di date con Il sogno di un’Italia. Non so se il teatro sia la mia passione assoluta, di sicuro mi piace.

    Sei uno che vive di passioni?
    Sì, è la fortuna di fare il mio lavoro. Tutto quello che faccio lo faccio perché mi piace. Quando la passione coincide con il lavoro è una grande fortuna, ma le fortune vanno coltivate perché, come sono arrivato a quello che ho ottenuto, a perderlo ci vogliono cinque minuti.

    Insieme a Giuseppe Cruciani sei tra i giornalisti più amati dal pubblico femminile. Ti lusinga, ti dà fastidio o un complimento aiuta la vanità?
    Mi lusinga da morire. Non sono uno che pensa ‘Voglio essere soltanto intellettuale’, mi diverte ancor più piacere alle donne, è una mia vanità assoluta, il mio punto debole. La battuta che dico spesso è che quando mi vogliono fare un complimento preferisco che mi dicano ‘Sei bello’ che non ‘Sei intelligente’, perché che io sappia scrivere, tutto sommato, un po’ lo so. Che son carino e bello non ne sono così sicuro, a dispetto del narcisismo, quindi quando me lo dicono son molto felice.

    2039

     
     
     
     
     
     
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