American Gangster, di Ridley Scott

La recensione del film di Ridley Scott, in uscita nelle sale italiane il 18 gennaio 2008

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    american gangster di ridley scott

    «Le cose sono due a questo mondo: o sei qualcuno o non sei nessuno».

    Frank Lucas

    Frank Lucas aka Superfly (un immenso Denzel Washington) è l’uomo di fiducia del boss Bumpy Johnson, e quando quest’ultimo muore, ne prende il posto, e rinnovando i metodi di importazione della droga (comprata direttamente a Bangkok e trasportata all’interno delle bare dei militari deceduti nella guerra del Vietnam, per poi rivenderla pura alla metà del prezzo della concorrenza), diventa in breve tempo miliardario. Sulle sue tracce, Richie Roberts (Russell Crowe), poliziotto/avvocato incorruttibile ma dalla vita privata disastrata, diventato una celebrità per aver riconsegnato un milione di dollari rinvenuti nel bagagliaio di un’auto.

    È questa (moooolto brevemente) la trama di American Gangster, il nuovo film di Ridley Scott basato sulla storia vera di Frank Lucas l’uomo mise in piedi (da solo o quasi) il più grande traffico di eroina ai tempi del Vietnam. Di gangster movie è pieno il mondo (basta solo citare Scorsese – o Coppola), ma questo film è qualcosa di diverso: non mostra infatti solo il mondo delle gang e la guerra tra poliziotti e gangster, ma (attraverso la contrapposizione dei due protagonisti) offre uno spaccato dell’America di fine anni ’60, dove i ruoli buoni/cattivi sono confusi (i poliziotti sono corrotti, i cattivi distribuiscono tacchini per il giorno del Ringraziamento). Stupenda la scenografia e la sceneggiatura (oltre due ore e mezzo di film che scivolano via placide placide, grazie allo script di Steven Zellian – “Schindler’s List” e “Forrest Gump”, per citare altri due film superbi), superba la colonna sonora (hip hop, r’n'b, blues, non manca niente), mostruosi gli attori.

    VOTO: 9. Vero è che “American Gangster” non aggiunge molto al filone del film sui gangster e sulla mafia, e che probabilmente non piacerà ai fanatici di “Quei bravi ragazzi” e/o “Il Padrino”, ma a mio avviso sbaglia chi lo considera un gangster movie duro e puro: secondo me Scott voleva solo mostrare uno spaccato d’America anni ’60/’70 narrando la storia di Lucas, non fare un film sulla mafia. Segnatevi la serata degli Oscar (sciopero permettendo), perché questo film farà strage.