Alessandro Barracchini, intervista esclusiva: “Il mio coming out è stato spontaneo”

Alessandro Barracchini, intervista esclusiva: “Il mio coming out è stato spontaneo”

Dopo il coming out su Rai News durante il programma 'Un giorno da pecora', il conduttore Alessandro Baracchini ha rilasciato un'intervista esclusiva a Televisionando

da in Personaggi Tv, Rai, Alessandro Baracchini
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    Alessandro Baracchini giornalista di Rai News

    Il recente coming out di Alessandro Baracchini in diretta tv su Rai News durante la trasmissione ‘Un giorno da pecora’ è stato oggetto di dibattito negli ultimi giorni. In un clima colmo delle dichiarazioni sull’omosessualità rilasciate da Antonio Cassano e delle sparate “metrosexual” di Alessandro Cecchi Paone, il gesto di Baracchini è stato uno dei più spontanei mai visti in televisione. La redazione di Televisionando è riuscita ad intervistarlo, per chiedergli a caldo come sta vivendo questa situazione.

    Oggi non si fa che parlare del suo coming out in diretta. E’ stato un gesto spontaneo o aveva già pensato di farlo?

    E’ stato spontaneo. Non ho aperto il tiggì dicendo: sono gay. E’ capitato durante una conversazione con i colleghi della trasmissione satirica Un giorno da pecora. Si chiacchiera, anche di cose serie, in tono scherzoso. E i conduttori di solito mi coinvolgono con domande personali. Se avessi detto che vado in vacanza con la mia fidanzata, nessuno avrebbe battuto ciglio.

    Cosa risponde a chi pensa che la propria sessualità sia un fatto privato e non andrebbe esternata in pubblico?

    Questa è la classica obiezione di molti eterosessuali che non hanno mai fatto caso a quante volte ogni giorno si riferiscano implicitamente al proprio orientamento sessuale. Basta dire “vado in vacanza con la mia fidanzata”, appunto, o anche solo portare la fede al dito, in un Paese come il nostro che permette solo agli etero di sposarsi.
    A noi, invece, chiedono di stare zitti, censurare mille frasi che sarebbero ciascuna un “coming out”. Ci dicono: “Fate quello che volete, ma non sbandieratelo in giro”. Cosa vuol dire?

    La sua sessualità è mai stata un ostacolo a livello lavorativo?

    No, non direi. Sono stato fortunato. Ma credo che il fatto di non essermi mai nascosto abbia reso tutto più semplice. Se sei dichiarato, spunti le frecce di chi ti colpirebbe alle spalle, sparlandoti dietro, facendo battutine, creando il vuoto. Nascondersi, tra l’altro, ci rende ambigui, sfuggenti; ci nega la possibilità di creare amicizie o semplicemente rapporti trasparenti con i colleghi di lavoro.

    Tu non dici, loro non chiedono. E finisce che la sera a mangiare la pizza insieme a loro non ci vai.

    Ci sono dei settori in cui essere gay può essere ritenuto uno “svantaggio”?

    Sicuramente ci sono ambienti di lavoro con più alto tasso di machismo. Lì può essere più faticoso vincere i pregiudizi. C’è soprattutto la paura dei gay o delle lesbiche che hanno lavori precari, o totalmente dipendenti dalle decisioni di un capo che magari è vistosamente omofobo. Ma voglio dire che noi gay per primi dobbiamo capire che le nostre paure spesso sono un alibi per non affrontare fino in fondo la questione con se stessi e accettarsi pienamente.

    Gay e Tv. Uno dei partecipanti al reality show “Mammoni” è gay: è un motivo per fare share e ostentare un’apertura che invece non c’è ancora, oppure qualcosa in tv si sta finalmente muovendo?

    Ho sempre pensato che tutto serve purché si aprano degli spazi e se ne parli. Ma a questo punto serve qualcosa di più: deve passare la normalità. I gay sono tra il 5 e 10 per cento della popolazione: sono insegnanti, operai, postini e anche calciatori… E sono figli, fratelli, sorelle, qualche volta genitori. E sempre più spesso, grazie a Dio, non si nascondono più.

    Quali sono state le prime reazioni dopo la sua dichiarazione in diretta?

    Molte, moltissime attestazioni di stima. A partire dal mio direttore, Corradino Mineo. E centinaia di messaggi su Facebook. Tra i più graditi, quello di una mamma che mi ha ringraziato per l’esempio di serenità che avevo dato a suo figlio.

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