Agostino Saccà: “La raccomandazione? Un sistema in voga in tutto il mondo”

Agostino Saccà: “La raccomandazione? Un sistema in voga in tutto il mondo”

L'intervista rilasciata da Agostino Saccà a Panorama

    Agostino Saccà torna in Rai

    Se Silvio Berlusconi ha preferito non partecipare a Matrix per non alimentare il gossip a scapito del buon lavoro del governo, Agostino Saccà ha invece preferito raccontare a Panorama la sua ‘verità‘.

    E’ tornato in Rai ieri mattina e ad aspettarlo ha trovato sulla scrivania una nuova lettera disciplinare promessagli dal dg della Rai, Claudio Cappon, in merito alle nuove intercettazioni telefoniche rese note da L’Espresso. Il provvedimento disciplinare ricalca in gran parte il primo, contestatogli a dicembre, con accuse che vanno dal tentativo indebito di cambiare gli assetti aziendali con l’aiuto di pressioni esterne (le telefonate in cui chiedeva a Berlusconi un intervento sul CdA Rai) al progetto Pegasus, che avrebbe dovuto portare a una sua società di produzione e alla Città della Fiction, da realizzare con l’aiuto di personaggi influenti (lo stesso Cavaliere) e con l’appoggio (inconsapevole) di partner della Rai (come Hbo e Bavaria Film), e infine la segnalazione di attrici per interessi privati.
    Ma Saccà non arretra, anzi: chiede l’intervento del Garante della Privacy per il modo in cui sono state raccolte le intercettazioni (con l’aiuto di personale interno della Rai) e per la loro diffusione e si serve della stampa per far valere le proprie posizioni. Già qualche tempo fa, salito al governo Silvio Berlusconi, aveva pubblicamente chiesto il reintegro e le scuse della Rai. Ora rilascia un’intervista a Panorama, nella quale si difende dalle accuse di essere stato lo smistatore delle raccomandazioni provenienti dalla politica (destra e sinistra, senza distinzioni) e illustra il meccanismo di garanzia e di tutela messo in atto per la valutazione delle segnalate.
    Tutti segnalavano delle persone, in maniera molto garbata – ha detto Saccà a Mario Sechi - ma penso vada così in tutto il mondo, non solo alla Rai, solo che all’estero sono più coperti, passano meno per la politica e più per le lobby. Io però ho messo a punto un sistema che mi ha permesso di uscire più forte da questa storia. A differenza dei miei predecessori, che facevano di testa loro, io ho costituito dei gruppi collegiali per la valutazione dei provini. Col senno di poi ho fatto bene per due ragioni: per garantire la qualità e per proteggermi. I meccanismi di selezione sono stati neutrali e lo dimostrano i no a Letizia Moratti, a Giuliano Urbani, a Gianni Letta, allo stesso Berlusconi“. “Non sopporto che una raccomandata levi il posto a una brava – ha aggiunto Saccà – questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare chi non lo meritava”.

    Proprio i no sarebbero, secondo Saccà, l’origine della stima di Berlusconi, ex socialista come lui e dotato, per il direttore di RaiFiction, dell’Etica dell’impresa. “Non sono tra i suoi intimi, ma so che Berlusconi mette insieme due fattori, massimo risultato con il minimo costo. Di fronte alla logica dell’impresa Berlusconi si arrende”, ha dichiarato Saccà che smentisce l’esistenza di una RaiSet, ovvero di un accordo di fondo tra i due poli tv fatto di palinsesti concordati e di argomenti da trattare, come invece emerso dalle intercettazioni che hanno coinvolto l’ex segretaria, poi capo ufficio marketing della Rai, Debora Bergamini, che concordava con i vertici Mediaset il trattamento della notizia della morte di Papa Wojtyla e dei risultati delle regionali, svavorevoli al centrodestra.

    RaiSet è una banalità - tuona Saccà – un equilibrio tra le due aziende c’è sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria, nemico di Berlusconi, ma amico della Rai e quindi consapevole del bilancio e dell’equilibrio in un mercato difficile”.

    Del resto Saccà definisce anche se stesso come un “uomo che ha onorato la Rai” con il suo impegno nel comparto fiction, riconsociuto da molti come il punto di forza della Rai degli ultimi anni. Molti gli devono il successo, partendo dal Fiorello spentosi a Mediaset, per arrivare a Panariello, Morandi e Celentano. Non tutti in Azienda, però la pensano così. Su tutti Claudio Cappon che gli ha contestato di essersi servito del suo incarico per organizzare la sua casa di produzione. Parlare con la concorrenza è normale - si difende Saccà – Cappon dice una cosa non vera, smentita dagli atti, ovvero che io preferissi la concorrenza per organizzare la mia uscita dalla Rai. In me hanno creduto Luca di Montezemolo, Corrado Passera, miei partner nell’operazione, cui si sarebbe aggiunto Ratan Tata. Già il fatto che questi personaggi credessero in me la dice lunga sul valore che mi viene attribuito e dicono molto anche dell’invidia che queste cose generano sui mediocri. Mediaset poteva essere un cliente, non un socio. Forse Cappon ce l’ha con me per i risultati che ho avuto”.
    Ovviamente su tutta la storia promette di scrivere un libro “non di puttane, nè di sputtanamento, ma una storia molto seria, lo specchio di qualcosa di profondo che è avvenuto nel Paese negli ultimi 15 anni, una guerra combattuta tra i vecchi apparati politici e una nuova classe dirigente riunitasi intorno a Berlusconi e che si è conclusa con le ultime elezioni. Ma se il governo cadesse per una storia di letto l’Italia sarebbe un Paese finito“.

    Ipse dixit. Ora tocca alla magistratura.

    (Foto Ansa)

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