Agcom vuole rivedere par condicio e anticipare lo switch-off

Agcom vuole rivedere par condicio e anticipare lo switch-off

Nella relazione annuale al Parlamento italiano l'Agcom, nella persona del presidente Corrado Calabrò, ha fatto il punto sullo stato dell'nformazione tv in Italia e sullo switch-off digitale, auspicando una revisione del sistema della par condicio e un'accellerazione sul calendario dello spegnimento del segnale tv analogico

    Corrado Calabrò, presidente Agcom

    Nella presentazione annuale al Parlamento italiano l’Agcom, nella persona del presidente Corrado Calabrò, ha fatto il punto sullo stato dell’informazione tv in Italia e sullo switch-off digitale, auspicando una revisione del sistema della par condicio e un’accelerazione sul calendario dello spegnimento del segnale tv analogico.

    Mentre in Rai infuria il caso Minzolini, che domani approderà al CdA Rai e che preoccupa sempre di più il presidente della Tv di Stato, Paolo Garimberti, Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità Garante nelle Comunicazioni approfitta della relazione annuale al Parlamento tenutasi oggi a Roma per fare il punto sullo stato dell’informazione tv in Italia. Per Calabrò la televisione italiana è una grande tv locale“, una “finestra sul cortileripiegata sui fatti di casa nostra, specie di cronaca nera “: una situazione che rende più evidente il divario, crescente, con le migliori emittenti tv straniere che determina un preoccupante fenomeno di “chiusura mentale” da parte dei telespettatori, che vedono ancora nella tv un fattore di “validazione della realtà: i fatti non riportati in televisione vengono ritenuti per ciò stesso irrilevanti“. Uno dei problemi centrali risiede, per Calabrò, nella scarsità di informazioni dal mondo e l’approfondimento qualificato dei temi: giusto per dare qualche dato, il monitoraggio 2008 vede i tg nazionali dedicati per il 25,2% alla cronaca, per il 25% alla politica, l’economia e il lavoro seguono all’8,4%, con lo sport al 6,9%, lo spettacolo al 4,1%, il costume al 2,4%, mentre alla cultura è dedicato solo l’1,6% dello spazio. “Il pluralismo e la libertà di informazione si garantiscono migliorando la qualità e l’indipendenza dell’informazione“, ha aggiunto Calabrò, che vede nella qualità dell’informazione giornalistica “l’elemento fondamentale per sopravvivere alla dilagante diffusione di internet che riversa in maniera indiscriminata e grezza una massa di notizie, profilando il rischio di una nuova forma d’ignoranza per incapacità di valutare, di formarsi un’opinione ragionata“. Senza considerare, aggiungiamo noi, che spesso i Tg nazionali non solo fanno della rete la propria fonte ma cadono nei più banali trucchetti e nelle più note bufale che invadono Internet.

    Tema caldo dell’intervento del presidente, la necessità di una revisione della legge sulla par condicio che negli ultimi anni sta paralizzando il giornalismo nei periodi elettorali.

    Per Calabrò è giunto il tempo di una riforma che tenga conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 9 anni (l’ultima regolamentazione risale al 2000) nella circolazione delle informazioni e nel sistema mediatico non solo nazionale e che garantisca pluralismo ed equilibrio: “Emerge al tempo stesso un problema di completezza e obiettività dell’informazione, specie nei telegiornali, anche fuori dal periodo elettorale” ha sottolineato Calabrò, che per la Rai auspica una riforma che la allontani dalle inferenze della politica e che ne migliori l’efficenza gestionale.

    Intervenuto anche sui tempi dello switch-off digitale, Calabrò auspica anche un accelerazione sul calendario previsto, che permetta di concludere la procedura prima del novembre 2012 (un mese prima del limite imposto dall’UE). “In questo modo – ha detto Calabrò – si abbrevierebbe il ‘divide’ tra il resto d’Italia e la Sicilia e la Calabria (ultime regioni a passare al sistema digitale, n.d.r.) riducendo anche i costi della transizione“. Una transizione che non dev’essere subita dalla popolazione, come nota il presidente dell’Agcom, ma condivisa grazie a una puntale e corretta informazione, tenuto anche conto che il passaggio al digitale terrestre aumenterà la concorrenza e l’offerta tv. Con la razionalizzazione delle frequenze nazionali, completato lo switch-off saranno a disposizione del pubblico italiano cinque nuove reti nazionali che verranno messe a gara con criteri e correttivi che garantiranno l’apertura alla concorrenza, l’ingresso di nuovi operatori e la valorizzazione di nuovi programmi” ha spiegato Calabrò. Con una delibera dell’Agcom dello scorso aprile, infatti, “Mediaset e Rai ridurranno le loro reti da 5 a 4, Telecom Italia scenderà da 4 a 3, mentre le altre emittenti nazionali manterranno invece le loro reti“. Un terzo delle risorse andrà alle tv locali ed Europa 7 potrà contare sulla sua rete. Peccato che non le sia sufficiente, ma pare che nessuno se ne preoccupi.

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